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venerdì 21 giugno 2013

Polonia, la prigione segreta della Cia


Di Riccardo Noury

Da cinque anni, la giustizia polacca sta indagando sull'ampio sospetto che tra il 2002 e il 2005 i servizi segreti degli Usa abbiano gestito un centro segreto di detenzione a Stare Kiejkuty (180 chilometri a nord della capitale Varsavia, nella foto), all'interno del quale persone sospettate di legami con il terrorismo furono vittime di sparizione forzata e tortura. 

L'indagine procede a rilento e non si sa a che punto gli inquirenti siano arrivati. Il timore delle organizzazioni per i diritti umani è che ritardi e segretezza facciano parte di una tattica ufficiale per evitare di render conto della collaborazione tra Polonia e Usa nell'ambito della cosiddetta "guerra al terrore".



Amnesty International ha sollecitato il governo polacco ad assumersi le sue responsabilità. Sono così tanti i resoconti di stampa, i rapporti delle organizzazioni intergovernative e non governative e le stesse parole delle massime autorità polacche dell'epoca e di oggi da lasciare pochi dubbi sul fatto che il governo dell'epoca colluse con gli Usa e altri stati nell'arresto illegale di persone e nel loro trasferimento in luoghi in cui furono torturate e sottoposte a sparizione forzata. È giunto il momento che ex funzionari del governo e agenti dell'intelligence polacca siano portati in giudizio. 

Come è noto, dopo i crimini contro l'umanità dell'11 settembre 2001, persone sospettate di atti legati al terrorismo furono arrestate illegalmente o rapite e trasferite in paesi in cui rischiavano tortura o altre forme di maltrattamento e processi iniqui, oppure furono rinchiuse in prigioni segrete della Cia, anche in Europa, in cui vennero interrogate con tecniche equivalenti a tortura o altri maltrattamenti.

Di una struttura detentiva segreta della Cia a Stare Kiejkuty si parla ormai dal 2005. Ci sono voluti tre anni perché si aprisse un'inchiesta, ripetutamente differita a causa della sostituzione del personale inquirente, del trasferimento della sua sede da Varsavia a Cracovia, dalla scarsa collaborazione del governo statunitense e dalla continua invocazione della "sicurezza nazionale".

Due uomini sono coinvolti nell'inchiesta come "parte lesa".

Il primo è Abd al-Rahim al-Nashiri, un cittadino saudita ritenuto l'ideatore dell'attentato contro il cacciatorpediniere americano USS Cole, avvenuto sulle coste dello Yemen nel 2000. Ha dichiarato di essere stato interrogato in una struttura segreta in Polonia e sottoposto a "tecniche rafforzate di interrogatorio", a finte esecuzioni e a minacce di violenza sessuale nei confronti dei suoi familiari.

Zayn al-Abidin Muhammad Husayn, conosciuto come Abu Zubaydah, un palestinese apolide nato in Arabia Saudita, ha denunciato a sua volta di essere stato detenuto in Polonia e torturato. L'ex presidente americanoGeorge W. Bush ha ammesso, nelle memorie pubblicate nel 2010, che Abu Zubaydah era stato sottoposto alla tecnica del "waterboarding" (semi annegamento) durante la detenzione segreta della Cia. Del resto, quattro anni prima, lo stesso ex presidente Usa aveva ammesso l'esistenza di prigioni segrete della Cia.

Abu Zubaydah e al-Nashiri hanno anche sporto denuncia alla Corte europea dei diritti umani, rispettivamente nel 2011 e nel 2013. Nel caso di al-Nashiri, il governo polacco si è rifiutato di fornire alla Corte le informazioni che aveva richiesto. I due uomini sono attualmente detenuti a Guantánamo. Al-Nashiri è sotto processo di fronte a una commissione militare.

Il rapporto diffuso oggi da Amnesty International parla di un terzo uomo che ha denunciato di essere stato detenuto in un sito segreto in Polonia nel 2003: si tratta di Walid bin Attash, cittadino yemenita, a sua volta detenuto a Guantánamo in attesa di essere processato da una commissione militare.

Nel suo discorso del 23 maggio, il presidente Barack Obama ha riconosciuto l'esistenza di pratiche illegali: "In alcuni casi, ritengo che abbiamo compromesso i nostri valori fondamentali, usando la tortura per interrogare i nostri nemici e tenendo in detenzione individui in un modo che era contrario allo stato di diritto". Una dichiarazione importante: gli Usa hanno ammesso che loro agenti hanno torturato e detenuto illegalmente delle persone.

Quando le autorità polacche riconosceranno il loro ruolo in queste violazioni dei diritti umani? 

Fonte : http://www.cadoinpiedi.it/2013/06/16/polonia_la_prigione_segreta_della_cia.html
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