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sabato 29 giugno 2013

Zecca killer: primi casi di meningoencefalite anche in Italia. L’Europa chiede di registrare i casi

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Si chiama invece Ixodes Ricinus, una zecca diffusa nell’Est Europa e in Italia localizzata nel Triveneto e in molte aree rurali e urbane, e il cui morso provoca la Tick borne encephalitis, meningoencefalite.
I casi ogni anno non sono molti, circa 30 (80 dal 2000 a oggi), ma spesso gravissimi, talvolta mortali, e in costante crescita, proporzionalmente all’aumento delle temperature medie che hanno reso l’attivà la zecca dall’inizio della primavera (marzo) fino all’autunno inoltrato. Proprio l’estensione del fenomeno ha spinto le autorità sanitarie europee a chiedere anche all’Italia di inserire la malattia tra quelle ‘notificabili’.
Un trekking nei boschi, un’escursione in montagna, un sonnellino su un prato incolto: sono situazioni in cui è possibile fare l’incontro indesiderato. Il morso di questo animaletto può inoculare un virus della famiglia Flavivirus in grado di colpire in alcuni casi il sistema nervoso centrale, causando la meningoencefalite da zecca.

Si tratta di una malattia seria, in aumento in determinate zone dell’Europa Centrale e Centro-Orientale (in particolare Austria, Slovenia e Triveneto), che l’Unione Europea vuole tenere sotto controllo tramite un monitoraggio dei casi registrati in ospedale da parte dei singoli Stati membri.
Esistono tre varianti del virus, quello più aggressivo è localizzato nell’Est Europa e in Russia, dove i casi gravi sono il 30-40% dei contagi. In Italia è presente invece la variante meno violenta.
"La meningoencefalite è una malattia non facile da diagnosticare perché dà una sintomatologia simil-influenzale", spiega Fabrizio Pregliasco, ricercatore al Dipartimento di Scienze biomediche all’Università degli Studi di Milano.
"Una leggera febbre, mal di testa, dolori muscolari che compaiono a distanza di 7-14 giorni dal morso, cui può seguire una seconda fase con l’interessamento del sistema nervoso centrale e possibili danni permanenti o invalidanti. È una patologia che sta emergendo nell’evidenza dei numeri, ma è ancora sottostimata perché molti casi lievi non vengono registrati".
Nella seconda fase – che può arrivare anche dopo diverse settimane – la malattia si presenta con febbre molto elevata, cefalea, confusione mentale, dolore alla nuca o alla schiena, perdità di sensibilità e paralisi agli arti. Solo nell’1-2% dei casi la TBE causa la morte.
Il virus può essere diffuso da vari tipi di zecche, ma in particolare dalle cosiddette "zecche dure" (Ixodidae), che si possono trovare in tutta Italia. Perché avvenga il contagio però la zecca deve essere infetta, cioè in grado di trasmettere il patogeno attraverso il morso.
Una condizione molto rara al di fuori delle aree a rischio, anche se questo parassita ha una grande capacità di adattamento e non è raro trovarlo anche nelle aree urbane. "Inoltre non tutti i morsi di zecca provocano la malattia, anche se la zecca è infetta dal virus della TBE", spiega Maurizio Ruscio, direttore del Dipartimento Diagnostico Strumentale dell’ospedale Sant’Antonio di San Daniele del Friuli (Udine), Centro di riferimento nazionale per la meningoencefalite da zecca con un’esperienza trentennale.
"Un terzo delle persone aggredite dal’infezione non sviluppa alcun sintomo, un terzo presenta solo febbre simil-influenzale e un terzo mostra sintomi, talora anche gravi, a carico del sistema nervoso centrale o periferico".
Ma il problema non riguarda solo gli Stati Uniti e l’Europa. A causa del cambiamento climatico con inverni miti e mesi primaverili caldi anche la Russia deve far fronte a un’invasione di zecche. Il problema si sta evidenziando nelle foreste di betulle della Russia Centrale, tra cui anche Mosca (circondata da boschi) e un certo numero di regioni limitrofe, nonché nel Nord, in Siberia e nell’Estremo Oriente.
Una caso a Trieste e un altro a Nuoro
Primo caso a Trieste di meningoencefalite da zecca. La persona colpita dalla grave malattia (Tick borne encephalitis, Tbe) ha passato un ricovero al reparto di Malattie infettive dell’ospedale Maggiore. È guarita.
Ma l’esordio di un caso di Tbe veicolato da una zecca con questa infezione finora confinata in Austria, Slovenia, zone montane del Tarvisiano e della Carnia, e a Trieste del tutto assente, fa scattare ulteriori allarmi dopo quelli, annuali, per la zecca infetta che causa il morbo di Lyme portando il batterio Borrelia.
Le zecche “viaggiano” con gli animali selvatici e proliferano con le alte temperature, dunque sempre più da quando è cambiato il clima. La vigilanza deve durare da aprile a ottobre. E deve estendersi agli animali domestici.
Nemmeno le aree urbane (per esempio la Pineta di Barcola) sono ormai immuni, anche se i medici avvertono: "Nel 95% dei casi le zecche sono del tutto innocue, solo una minima parte si infetta venendo a contatto con la fauna selvatica".
Un altro paziente, residente a Nuoro, dopo i primi esami è stato ricoverato nel reparto Malattie infettive ma da ieri mattina, dopo un arresto cardiaco, è stato trasferito in Rianimazione. Avrebbe contratto l’infezione almeno due settimane fa, ma i sintomi, molto simili a quelli di un’influenza, non avevano insospettito né lui né i familiari.
Il forte dolore al petto e il battito cardiaco irregolare hanno allarmato subito i medici che, valutati anche gli altri sintomi, hanno subito provveduto a fare una diagnosi di sospetta puntura di zecca. Ieri mattina il paziente è stato sottoposto a una Tac, ma proprio durante l’esame si è verificato il blocco cardiaco. Dopo il primo intervento, l’immediato trasferimento in Rianimazione.
Ci sono dei suggerimenti pratici per chi vive nelle zone a rischio o le frequenta saltuariamente: tenere ben puliti e falciati prati e giardini, controllare con regolarità cani e gatti che vivono in casa praticando trattamenti anti-zecche, in caso di escursioni indossare un abbigliamento il più possibile coprente eventualmente spruzzando repellenti sugli abiti (per esempio, permetrina o DEET), non sedersi mai nell’erba alta o vicino a cespugli, scuotere gli abiti e ispezionare le parti del corpo scoperte.
Al termine della passeggiata è bene farsi una doccia e controllare tutto il corpo per individuare l’eventuale zecca: due persone su tre infatti non si rendono conto di essere state morse, a causa delle sostanze anestetizzanti presenti nella saliva del parassita.
Per avere informazioni sulla meningoencefalite e sulle zecche in generale è anche possibile consultare il sito www.tickbite.it, curato da Maurizio Ruscio.
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