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martedì 2 luglio 2013

Snowden chiede asilo all’Italia e denuncia la condotta di Obama

https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQcyvlaXpq4-hR0nUmu2toVWh-1-ZocQbi89IgIygOAuVk15Khidi LUCA FUSARI
Non accennano a placarsi le polemiche nate dalle nuove rivelazioni giornalistiche relative allo scandalo Datagate rese pubbliche dalle edizioni online dei quotidiani The Guardian e Der Spiegel a partire dalla testimonianza di Edward Joseph Snowden, ex consulente tecnologico della National Security Agency (NSA).
Oltre allo spionaggio illegale edincostituzionale messo in atto senza alcun mandato del tribunale dalla NSA sui dati di milioni di privati cittadini americani, è avvenuta un’attività spionistica, mediante cimici ed intercettazioni, anche sui telefoni e i computer dell’Unione europea a Bruxelles, in 38 sedi diplomatiche straniere a Washington DC (tra le quali quelle di Francia, Italia, Grecia, Giappone, Messico, Sud Corea, India e Turchia) e presso il Palazzo di Vetro dell’Onu a New York.

Secondo la testata giornalistica tedesca, la NSA considerando la Germania come un obiettivo sensibile del terrorismo internazionale ha monitorato ogni mese circa mezzo miliardo di comunicazioni web e telefoniche. L’Italia e la Francia sono state intercettate in misura minore; in una tabella pubblicata su Der Spiegel è possibile vedere la curva delle intercettazioni telefoniche di metadati dall’Italia, la quale tra il 10 e il 19 Dicembre 2012 erano di circa 4 milioni al giorno, per poi scendere rapidamente a zero intorno a Natale.
Dalle nuove rivelazioni emerge un quadro che mette in una posizione assai scomoda ed imbarazzante il presidente americano Barack Obama verso i partner europei. Questi ultimi capeggiati da Berlino pretendono infatti dagli Usa delle risposte ufficiali chiare ed esaustive sull’intera questione al fine di non congelare o rivedere i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico su vari temi. Sicché l’inquilino della Casa Bianca ha promesso che, «daremo agli alleati europei tutte le informazioni che chiedono in merito allo spionaggio», ammettendo però implicitamente, con tale dichiarazione, che lo spionaggio sia di fatto avvenuto, benché esso vada spiegato e motivato.
Il premier Letta reputa che «le parole di Obama ci confortano sul fatto che possiamo avere fiducia che ci saranno dei chiarimenti. Non ho dubbi che questo avverrà», annunciando che nella giornata di domani il ministro degli esteri Bonino riferirà alla Camera e al Senato. Giorgio Napolitano in visita a Zagabria reputa il Datagate «una questione spinosa che dovrà trovare delle risposte soddisfacenti».
Meno accondiscendenti e più cauti i toni del governo tedesco. Per il portavoce Steffen Seibert«bisogna ricostruire la fiducia con gli Stati Uniti. La Germania vuole l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, ma questo richiede una fiducia reciproca», aggiungendo che presto la cancelliera Angela Merkel parlerà delle notizie di stampa sulla sorveglianza Usa con il presidente Obama.
Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ministro tedesco della Giustizia, su Bild ha paragonato le notizie sullo spionaggio della NSA contro l’Unione europea ad un trattamento da “guerra fredda”. «Se le notizie saranno confermate ricorda l’approccio che si aveva con i nemici durante la guerra fredda. Se la rappresentanza dell’Ue a Bruxelles e a Washington sono state davvero spiate dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti, il problema è improbabile che possa essere spiegato solo con il tema della lotta al terrorismo». Dello stesso avviso anche la lituana Pia Ahrenkilde, portavoce della Commissione europea, la quale ha dichiarato: «se saranno dimostrate vere, le notizie sullo spionaggio americano nei confronti dell’Ue sono inquietanti».
Der Spiegel cita infatti un documento top secret della NSA in cui si definisce l’Unione europea un “target” da monitorare. Circa cinque anni fa i responsabili della sicurezza dell’Unione europea si sono accorti, a causa di disturbi nelle telefonate, che alcune delle comunicazioni del Justus Lipsius (il palazzo che ospita il Consiglio Ue e i vertici dei leader europei) erano intercettate a distanza. Le ricerche hanno in seguito permesso di scoprire che le intercettazioni venivano gestite da una delle aree schermate accanto al quartier generale della Nato, nella vicina Evere, dove era installata la NSA.
Intanto da Mosca, Sarah Harrison, la consulente legale di WikiLeaks che segue il caso Snowden, ha presentato il 30 giugno un numero di richieste di asilo a nome del suo assistito. Come riporta il comunicato reso noto dal sito di Assange, le richieste sono state consegnate ad un funzionario del consolato russo recatosi all’aereoporto moscovita Sheremetyevo (che per il governo russo è area extraterritoriale) a tarda sera. I documenti descrivono i rischi di persecuzione che Snowden dovrà affrontare se consegnato agli Stati Uniti.
Le richieste sono state fatte a 20 Paesi dopo che la Repubblica dell’Ecuador avrebbe respinto la richiesta d’asilo. Le richieste si uniscono alla precedente richiesta alla Repubblica d’Islanda. Tra gli interpellati vi sono la Repubblica d’Austria, lo Stato Plurinazionale di Bolivia, la Repubblica federativa del Brasile, la Repubblica Popolare cinese, la Repubblica di Cuba, la Repubblica di Finlandia, la Repubblica francese, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica dell’India, la Repubblica italiana, la Repubblica d’Irlanda, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica del Nicaragua, il Regno di Norvegia, la Repubblica di Polonia, la Federazione russa, il Regno di Spagna, la Confederazione svizzera e la Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Il consolato russo ha consegnato le varie richieste alle ambasciate interessate presenti a Mosca, e talune di queste hanno già fatto sapere il loro responso a riguardo. Il presidente boliviano Morales si è detto disponibile a valutare una richiesta, così come quello venezuelano, Maduro, che osserva, «Snowden merita di essere protetto dal mondo». La Francia dice di non aver ricevuto alcuna richiesta. Asilo negato da India, Brasile, Austria, Spagna, Polonia, Irlanda, Svizzera, Finlandia, Norvegia e Germania.
Il governo italiano «sta valutando la situazione e si pronuncerà molto presto» sul caso Snowden, lo riferiscono all’Ansa fonti qualificate della Farnesina. La richiesta di asilo tuttavia presenta un’anomalia procedurale perché è stata presentata via fax, mentre la procedura prevede che il richiedente di asilo si trovi sul territorio del Paese a cui si rivolge.
Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha spiegato che Snowden aveva inoltrato una richiesta di asilo politico in Russia ma l’ha poi ritirata quando il presidente Putin ha posto come condizione che «cessi il suo lavoro volto a danneggiare i nostri partner americani». Snowden teme che la Federazione russa e gli Stati Uniti possano riaprire il tavolo delle trattative per consegnarlo oltreoceano. Un alto responsabile russo citato dalla stampa americana ha infatti dichiarato che Obama e Putin avrebbero incaricato rispettivamente l’Fbi e l’Fsb (l’erede del Kgb) di trovare una soluzione per il caso.
Tale timore è stato in seguito smentito da Putin, contrario all’estradizione del tecnico analista verso qualsiasi Paese che applichi la pena di morte, quindi neppure negli Usa. Il presidente russo ha anche detto di non sapere nulla sull’ipotesi che Snowden possa partire con la delegazione di uno dei Paesi esportatori di gas partecipanti al forum in corso a Mosca. Nella giornata di ieri si erano diffuse voci che il presidente venezuelano Nicolas Maduro, nella capitale russa, potesse portare con sé a Caracas l’ex agente NSA.
Nella giornata del 1° luglio 2013, Wikileaks ha reso noto il seguente comunicato scritto da Snowden, nel quale critica l’atteggiamento persecutorio tenuto dall’amministrazione del presidente Barack Obama nei suoi confronti, alludendo anche al dietrofront dell’Ecuador in merito alla sua richiesta d’asilo:
Julian Assange, fondatore di Wikileaksin un’intervista con l’Abc giudica «non accettabile» l’ingerenza degli Stati Uniti sull’Ecuador, per bloccare anzitempo l’accoglimento della richiesta d’asilo dell’ex cittadino americano, e preannuncia «presto nuove rivelazioni dai documenti ottenuti da Snowden».
«Una settimana fa ho lasciato Hong Kong dopo che è apparso chiaro che la mia libertà e sicurezza fossero minacciate per aver rivelato la verità. La mia continua libertà è dovuta agli sforzi di amici vecchi e nuovi, di famiglia ed altri che non ho mai incontrato e probabilmente mai lo farò. Mi sono fidato di loro affidando la mia vita e la fiducia e fede in me sarà qualcosa per la quale sarò sempre grato. Giovedi, il presidente Obama ha dichiarato di fronte al mondo che lui non avrebbe permesso alcun diplomatico “intrallazzo” sul mio caso. Eppure, ora viene riportato che dopo aver promesso di non farlo, il presidente ha ordinato al suo vice presidente di fare pressioni ai leader delle nazioni a cui ho chiesto protezione per far negare a loro le mie richieste di asilo. Questo tipo di inganno da un leader mondiale non è giustizia, e non lo è la sanzione extralegale dell’esilio. Questi sono i vecchi e cattivi strumenti di aggressione politica. Lo scopo è quello di spaventare, non me, ma chi verrà dopo di me. Per decenni gli Stati Uniti d’America sono stati uno dei più forti difensori del diritto umano nella ricerca d’asilo. Purtroppo questo diritto, proposto e votato dagli Stati Uniti quale articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ora viene respinto dall’attuale governo del mio Paese.  L’amministrazione Obama ha adottato la strategia della cittadinanza usandola come un’arma. Anche se non sono stato accusato di nulla, ha unilateralmente revocato il passaporto lasciandomi apolide. Senza alcun ordine giudiziario, l’amministrazione ora cerca di impedirmi l’esercizio di un diritto fondamentale. Un diritto che appartiene a tutti. Il diritto di chiedere asilo. Alla fine l’amministrazione Obama non ha paura di informatori come me, Bradley Manning o Thomas Drake. Siamo apolidi, imprigionati o impotenti. No, l’amministrazione Obama ha paura di voi. Ha paura di una consapevole opinione pubblica arrabbiata richiedente il governo costituzionale promesso, e dovrebbe esserlo. Sono indomito nelle mie convinzioni e impressionato dagli sforzi compiuti da tanti».
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